Sebastopoli nel mese di dicembre (1855)
L’aurora comincia appena a colorare il cielo sopra l’orizzonte di monte Sapùn; la superficie blu scuro del mare si è già scrollata di dosso il buio e aspetta il primo raggio per far scintillare i suoi allegri luccichii; dalla baia arrivano freddo e nebbia; non c’è neve: tutto è nero ma il freddo tagliente del mattino afferra il viso e scricchiola sotto i piedi, e soltanto il lontano, implacabile sciabordio del mare, interrotto di tanto in tanto dagli spari che eccheggiano a Sebastopoli, infrange il silenzio del mattino.
Lev Tolstòj
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