Il buio a mezzogiorno

“uomo, uomo, non puoi vivere del tutto senza pietà.”

 

Delitto e castigo

Dostoevskij

 

 Estratti dal libro “Il buio a mezzogiorno” di Arthur Koestler

 

1)Estratto dal diario di N. S. Rubasciov, al primo giorno di detenzione.

 

L’ultima verità è in penultima analisi sempre una menzogna. Colui che avrà avuto ragione alla fine, risulterà sempre fallace e pericoloso prima di questo momento.

Ma che risulterà d’aver avuto ragione? Lo si saprà solo più tardi. In attesa egli è tenuto ad agire a credito e a vendere la sua anima al diavolo, nella speranza dell’assoluzione della storia.

Si dice che il N.1 abbia il Principe di Machaivaelli sempre a portata di mano sul comodino da notte. Dovrebbe farlo: da allora, nulla di realmente importante è stato detto sulle norme della morale politica. Noi siamo stati i primi a sostituire l’etica liberale ottocentesca del “fair play” con quella rivoluzionaria del ventesimo secolo.Anche in questo abbiamo avuto ragione: una rivoluzione condotta secondo le regole del “cricket” è un’assurdità. La politica può essere relativamente leale nei momenti di respiro della storia; alle sue svolte decisive non v’è altra regola possibile che quella  antica secondo la quale il fine giustifica i mezzi. Noi abbiamo introdotto un neo-machiavelismo in questo secolo; gli altri,le dittature controrivoluzionarie, lo hanno goffamente imitato. Siamo stati neomachiavelliani in nome della ragione universale -questa è stata la nostra grandezza- gli altri in nome di un romanticismo nazionale, questo è il loro anacronismo. Ecco perché saremo alla fine assolti dalla Storia; ma essi no..

Tuttavia per il momento pensiamo e agiamo sul credito.

Poi che abbiamo gettato a mare tutte le convenzioni e le regole della moralità tipo “cricket”, il nostro unico concetto informatore è la logica conseguente. Siamo sotto il terribile impulso di seguire  il nostro principio fino alle sue estreme conseguenze e di agire in armonia con esso. Navighiamo senza zavorra, così che il più lieve tocco sul timone è questione di vita o di morte.

Non molto tempo fa, il nostro grande esperto di problemi agrari, B.,è stato fucilato con trenta dei suoi colleghi perché sosteneva che nei concimi chimici il nitrato era superiore al potassio. Il N.1 crede ciecamente al potassio; pertanto B. e i suoi collaboratori hanno dovuto essere fucilati sotto l’accusa di sabotaggio. Con un’agricoltura nazionale accentrata,l’alternativa dei nitrati e del potassio è di enorme importanza: può decidere dell’esito della prossima guerra. Se il N.1 ha avuto ragione, la Storia lo assolverà e l’esecuzione dei trentuno  uomini sarà stata una semplice bagattella. Se ha avuto torto…

Questo solo conta:chi ha avuto obbiettivamente ragione.

I moralisti di tipo “cricket” sono agitati da un problema completamente diverso: se B. fosse soggettivamente in buona fede quando raccomandava il nitrato. Se non lo era,secondo la loro morale doveva essere fucilato,anche se poi si fosse potuto provare che, dopo tutto, il nitrato sarebbe stato migliore. Se era in buona fede, allora avrebbe dovuto essere liberato e autorizzato a continuare la sua propaganda per il nitrato, anche se il paese avesse dovuto essere rovinato…

Questa è, naturalmente,una  vera e propria sciocchezza. Per noi il problema della buona fede soggettiva è privo di qualunque interesse. Chi sbaglia deve pagare; chi ha ragione sarà assolto. Questa è la legge del credito storico:era la nostra legge.

La Storia ci ha insegnato che spesso la menzogna la serve meglio della verità; perché l’uomo è pigro e deve essere condotto per il deserto per quarant’anni prima d’ogni passo del suo sviluppo. E deve essere guidato per il deserto con minacce e promesse, con immaginari terrori e consolazioni immaginarie, così che non debba sedersi prematuramente a riposare e sviarsi nell’adorazione del vitello.

Abbiamo imparato la Storia meglio degli altri. Differiamo da tutti gli altri nella nostra robustezza logica. Sappiamo che la virtù non conta per la Storia e che i delitti rimangono impuniti; ma che ogni errore ha le sue conseguenze e si vendica fino alla settima generazione. Pertanto, noi concentriamo tutti i nostri sforzi per evitare l’errore e distruggerne lo stesso seme. Mai in tutta la storia tanto potere sull’umanità è stato concentrato in così poche mani come nel nostro caso. Ogni idea errata che noi seguiamo è un delitto commesso contro le future generazioni. Pertanto dobbiamo punire le idee errate come gli altri puniscono i delitti:con la morte. Siamo stati considerati pazzi perché abbiamo seguito ogni concetto fino alle sue estreme conseguenze e abbiamo agito in questo senso. Ci hanno paragonato alla Inquisizione perché, come quegli uomini, abbiamo sempre sentito su noi tutto il peso della responsabilità della superindividualistica vita avvenire. Abbiamo assomigliato ai grandi Inquisitori in quanto abbiamo perseguitato il seme del male non solo nelle azioni, ma anche nel pensiero degli uomini. Non abbiamo ammesso nessun campo d’azione privato, neppure entro il cranio di un uomo. Abbiamo vissuto sotto lo stimolo di portare le cose alla loro ultima conclusione. I nostri cervelli erano caricati ad una tensione così alta che la più lieve collisione avrebbe potuto causare un mortale cortocircuito. Siamo stati così destinati alla reciproca distruzione.

Io sono stato uno di questi. Ho pensato e agito come dovevo; ho ucciso persone che amavo e dato potere agli altri che aborrivo. La Storia mi ha messo dove mi sono troavato; ho esaurito il credito che mi aveva concesso; se ho avuto ragione, non ho nulla di cui pentirmi; se ho sbagliato pagherò.

Ma come può decidere il presente di ciò che verrà giudicato verità in futuro? Noi stiamo facendo i profeti senza averne i doni. Abbiamo sostituito le visioni con deduzioni logiche; ma benché ci siamo mossi tutti dalla stessa linea di partenza, siamo giunti a risultati divergenti. Le prove hanno dimostrato false le prove, e infine abbiamo dovuto ricorrere alla fede…alla fede assiomatica nella giustezza del proprio ragionamento. Questo è il punto cruciale. Abbiamo buttato tutta la zavorra in mare; solo un’ancora ci trattiene: la fede in noi stessi. La geometria è la più pura realizzazione della ragione umana; ma gli assiomi di Euclide non possono essere provati. Chi non crede in essi vede tutto l’edificio crollare.

Il N.1 ha fede in sè stesso, duro, lento, cupo, incrollabile. Ha la catena dell’ancora più solida. La mia s’è logorata, assottigliata in questi ultimissimi anni…

Il fatto è: non credo più nella mia infallibilità. Ecco perché sono perduto.

 

 

2) “…se pure qualche volta è necessario nascondere con le parole una cosa, bisogna farlo in modo o che non appaia, o, apparendo, sia  parata e presta la difesa.”

Macchiavelli

 

“Sia invece il tuo dire: Sì, sì; No, no; il più viene dal maligno.”

Matteo, v.37

 

Dal diario di Rubasciov, al ventesimo giorno di prigionia.

 

Vladimiro Brogrov è caduto dall’ala. Centocinquant’anni fa, il giorno della presa della Bastiglia, l’ala europea, dopo un lungo periodo di ozio aveva ripreso a battere. S’era staccata dalla tirannide con passione; con un impeto apparentemente irrefrenabile s’era levata verso il cielo azzurro della libertà. E per cento anni s’è librata sempre più in alto nelle sfere del liberalismo e della democrazia. Ma poi, la sua velocità s’è andata sempre più riducendo, l’ala s’è avvicinata al culmine, al punto più lontano dalla sua corsa; quindi,dopo un secondo di immobilità,ha iniziato il movimento in senso inverso, con velocità sempre maggiore.Con lo stesso impeto,l’ala ha riportato i suoi passeggeri dalla libertà alla tirannia.Chi ha continuato a guardare in alto anzi che tenersi ben attaccato,è stato colto dal capogiro ed è caduto.

Chiunque voglia evitare il capogiro deve cercar di scoprire le leggi del moto dell’ala. Sembra che noi si sia dinanzi a un movimento pendolare della Storia, che oscilla dall’assolutismo alla democrazia e dalla democrazia di nuovo alla dittatura assoluta.

La somma di libertà individuale che un popolo può conquistare e conservare dipende dal grado della sua maturità politica. Il suddetto movimento pendolare sembra indicare che la maturazione politica delle masse non segue una curva costantemente elevantesi, come lo sviluppo di un individuo, ma è retta da leggi più complicate.

La maturità delle masse posa sulla loro capacità di identificare i loro interessi. Questo, però, presuppone una certa comprensione del processo di produzione e di distribuzione dei beni. La capacità di un popolo a governarsi democraticamente è dunque proporzionata al grado della sua comprensione della struttura e del funzionamento di tutto l’organismo sociale.

Ora, ogni processo crea una nuova complicazione per l’organismo economico, determina la comparsa di nuovi elementi e combinazioni,che le masse non possono comprendere per un certo tempo. Ogni balzo in avanti dei progressi tecnici si lascia un passo indietro il relativo sviluppo intellettuale delle masse, determinando così una caduta del termometro della maturità politica.Ci vogliono a volte decine di anni,a volte intere generazioni perché il livello di comprensione di un popolo si adatti gradualmente al mutato stato di cose,fino a recuperare la stessa capacità di autogoverno,quale aveva già posseduta in un più basso livello di civiltà. Onde la maturità politica delle masse non può essere misurata in cifra assoluta, ma solo in modo relativo, in rapporto cioè allo stadio di civiltà del momento. Quando il livello della coscienza delle masse corrisponde all’obbiettivo stato di cose, ne segue inevitabilmente la conquista della democrazia,  sia pacifica,sia mediante la forza. Fino a che il prossimo balzo della civiltà tecnica -la scoperta del telaio meccanico,per esempio- non respinga le masse in uno stato di relativa immaturità, e renda possibile o anche necessaria l’istituzione di qualche forma di governo assoluto.

Questo processo potrebbe essere paragonato al salir di una nave attraverso i vari bacini di una chiusa. Quando entra nel primo bacino,la nave si trova a un livello basso relativamente alla capacità del bacino;viene sollevata lentamente fino a quando il livello dell’acqua non abbia raggiunto la sua massima elevazione. Ma questa altezza è illusoria,il prossimo bacino è ancora più in alto,il processo di messa a livello deve ricominciare. Le pareti dei vari bacini della chiusa rappresentano lo stato con obbiettivi di controllo delle forze naturali, della civiltà tecnica;il livello dell’acqua nel bacino, la maturità politica delle masse. Sarebbe sciocco considerare quest’ultimo come un’altezza assoluta sopra il livello del mare; ciò che conta,è l’altezza relativa del livello nel bacino.

La scoperta della macchina a vapore iniziò un periodo di rapidi progressi obbiettivi e, di conseguenza, di regresso politico soggettivo altrettanto rapido. L’era industriale è ancora giovane nella Storia, il divario è ancora grande fra la sua struttura economica estremamente  complicata e la sua comprensione da parte delle masse. E’ così comprensibile che la relativa maturità politica delle nazioni nella prima metà del XX secolo sia minore di quanto non fosse nel 200 a.C. o alla fine dell’epoca feudale. L’errore della teoria socialista è stato di credere che il livello della coscienza delle masse si elevasse costantemente e regolarmente.

Di qui la sua impotenza dinanzi all’ultimissimo ondeggiare del pendolo, l’automutilazione ideologica dei popoli. Credevamo che l’addattamento  della concezione del mondo da parte delle masse a circostanze mutate fosse un semplice processo, che si potesse misurare ad anni; mentre, secondo tutte le esperienze storiche, sarebbe stato meglio misurarlo sul metro dei secoli. I popoli europei sono ancora lontani dall’avere mentalmente digerito le conseguenze della macchina a vapore. Il sistema capitalistico crollerà prima ancora che le masse lo abbiano capito.

Quanto alla madrepatria della Rivoluzione, le masse vi sono governate dalle stesse leggi mentali di qualunque altro Paese. Hanno raggiunto il vicino bacino più elevato,ma sono amcora al più basso livello di quello successivo. Il nuovo sistema economico che ha preso il posto del vecchio è ancor più incomprensibile per loro. Il laborioso e penoso moto verso l’alto deve riprendere da capo.Ci vorranno probabilmente parecchie generazioni prima che il popolo riesca a comprendere il nuovo stato di cose, ch’esso medesimo ha creato con la Rivoluzione.

Fino a quel giorno, tuttavia una forma democratica di governo è impossibile, e la somma di libertà individuale che può essere accordata è ancora inferiore a quella degli altri Paesi.

Fino a quel giorno, i nostri capi sono costretti a governare come in uno spazio vuoto. Dal punto di vista liberale classico, non è uno spettacolo piacevole. Eppure tutto l’orrore, l’ipocrisia e la degradazione che saltano agli occhi non sono che l’espressione vsibile e inevitabile della legge descritta sopra. Guai al pazzo e all’esteta che chiede solo come e non perché. Ma guai anche all’opposizione in un pericolo di relativa immaturità delle masse, come il presente.

In periodi di maturità è dovere e funzione dell’opposizione ricorrere alle masse. In periodi di immaturità mentale, solo i demagoghi invocano il più alto giudizio del popolo. In tali circostanze l’opposizione ha due alternative: conquistare il potere con un colpo di Stato, senza poter contare sull’appoggio delle masse; o in muta disperazione buttarsi giù dall’ala…’morire in silenzio’.

C’è una terza scelta che non è importante, e che nel nostro Paese è stata sviluppata in sistema: il ripudio e la soppressione delle proprie convinzioni quando non vi sia prospettiva di attuarle. Poiché l’unico criterio morale che noi riconosciamo è quello dell’utilità sociale, la pubblica sconfessione delle proprie idee per restare nelle fila del partito è evidentemente più onorevole del donchisciottismo di voler combattere una battaglia senza speranze di vittoria.

Questioni di orgoglio personale; i pregiudizi, come ne esistono altrove,c ontro certe forme di abbassamento della propria personalità; sentimenti individuali di stanchezza,di disgusto e di vergogna: tutto ciò deve essere sradicato, tagliato vai senza esitazioni…

 

 

3)

-Sto capitolando..

-Preferirei impiccarmi..

-Ognuno secondo la propria razza..

-Ero incline a considerarvi un’eccezione.Non v’è rimasto neppure un briciolo d’onore?

-Le nostre idee sull’onore differiscono.

-Onore significa vivere e morire per la propria fede.

-Onore significa essere utili senza vanità!

-Onore significa dignità,non utilità!

-Che cos’è la dignità?

-Qualcosa che la vostra razza non comprenderà mai.

-Noi abbiamo sostitutito la dignità con la ragione.

 

 

 

4)

Un secondo colpo, rovinoso, gli si abbattè sull’orecchio. Quindi fu tutto tranquillo. C’era il mare col suo mormorio. Un’onda lo sollevò, lentamente.Veniva da un’immensa distanza e trascorse via placida, alzata di spalle dell’eternità.

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~ by amandalorienbrasil on 03/10/2002.

One Response to “Il buio a mezzogiorno”

  1. Hi!
    Per restare nella letteratura apocalittica, ti consiglierei:
    1) La Crisi
    della Civiltà J.Huizinga
    2) Prima
    dell’Apocalisse Bertrand Russel
    3) La fine del Mondo
    Ernesto de Martino
    4) La Venticinquesima Ora GHEORGHIU
    CONST-VIRGIL
    5) Nuovo Medioevo BERDJAEV
    NIKOLAJ
    6)The age of anxiety. W. H. Haude
    7)Gli ultimi giorni dell’umanità, o l’apocalisse K.
    Kraus
    8)The End of an Age.
    Dean Inge
    9)Au seuil de l’Apocalypse Lèon Bloy
    !0)La rivolta delle masse Ortega y Gasset
    11)La fuga da Dio Max Picard
    12) I cavalieri della paura

    Tutte letture adatte per prepararsi spiritualmente all’avvento
    del 20/12/2012…(dotarsi di buona scorta di Prozac ++)

    “Non si tratta della ventiquattresima ora. E’ un’ora che viene dopo l’ultima. E’ il tempo pieno della società occidentale. E’ l’ora che sta per scoccare. L’ora esatta…il momento in cui qualunque tentativo di salvezza diventa inutile. Neanche la venuta di un Messia risolverebbe niente. La maggior parte di noi non sopravviveranno (…)”

    Estratto da “La Venticinquesima ora”.

    Buona notte!

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