Hanno fatto polvere, la chiamano modernizzazione

Un villaggio dal nome Palestina, regione del Basso Parnaíba. Un nome che evoca terre battute dal sole, aride e contese. La piccola Palestina dello stato del Maranhão corrisponde molto bene a questa immagine. Un minuscolo centro abitato, attorniato da terre bramate ed affaticate che vanno diventando infertili a sabbiose. Ma la peculiarità della Palestina brasiliana è che tale quadro ambientale non è frutto di processi geomorfologici millenari, bensì di precise attività umane. Rapina, invasione e grilagem, concentrate in un arco di tempo breve, hanno portato il deserto e  siccità laddove prima c’era vita.

L’attesa di un mezzo di trasporto per Palestina, lungo la strada statale, si fa in compagnia di  nubi rotanti di polvere e sabbia, alleate perverse del vento oceanico. I bambini, le donne, gli anziani, piante ed animali, sono schiaffeggiati da questi turbinii grigiasti. Ricordano le temibili “dust balls” del mid-west americano degli anni ’20 e ’30, un fenomeno caratterizzato dal sollevamento di spaventosi addensamenti di polvere che constrinsero alla fuga masse di famiglie di agricoltori disperati. Solo che qui queste nubi, benchè di minore intensità sono il prodotto di attività umane.

Nella regione del Municipio di Brejo, a 60 km da Palestina, i danni dell’agrobusiness sono evidenti in ogni parte. Le piccole comunità sono letteralmente circondate da estesi campi di soia, la cui coltivazione deteriora i suoli facendo emergere la sabbia dove prima riposava pacifico e ricco il grande cerrado. Nella comunità di Vila das Almas dei 2000 ettari originari di cerrado, il 60% ha già ceduto lo spazio alle moculture. Sono prodotte così tonnellate di grani che andranno a riempire gli enormi stomaci dei cargo che dal porto di São Luis partono verso Europa o Cina, trasportando la soia che andrà ad alimentare le mucche da stalla, i maiali e i polli. Un commercio gestito interamente, in tutte le sue fasi, da multinazionali come Bunge e Cargill.

Ma i conflitti in queste terre sono di lunga data, le comunità hanno stabilito spesso con la forza e la violenza i confini dei propri territori, in attesa di una riforma agraria mai giunta. Questo alto livello di conflittualità, unito alla mancanza di guida politica, sono stati sfruttati dai compratori di terra. Arrivati a partire dagli anni ’90 dal sud, dove ormai le terre erano esaurite grazie alle metodologie della green revolution, hanno  espanso la frontiera agricola e deforestato. Si sono alleati ora con uni, ora con altri per comprare piccole glebe.

 Senza terra, senza leggi

Le leggi della natura e degli uomini in queste terre sono ascoltate da pochi. I comunitari lottano con le istituzioni per vedere i loro titoli di proprietà riconosciuti e lottano fra loro per le risorse. Nella disperazione della scarsità e del deforestamento arrivano a rompere tabu della pratica tradizionale del raccogliere i frutti dell’albero del bacurí. Li colgono direttamente dai rami, causando un danno enorme alla pianta e riducendo il valore di ciò che poi devono vendere e che rappresenta per loro una fondamentale fonte di reddito.

A loro volta i gauchos, termine che designa generalmente tutti quelli arrivati dal sud per comprare terre, usano pratiche illegali e metodi crudeli per costringere gli abitanti a vendere, per l’esasperazione, le terre. Chiudono le strade di cui i comunitari necessitano, minacciano, uccidono gli animali che entrano nei loro campi. Questi presunti “modernizzatori”, con i loro gorilla mascherati da guardiani a difesa dei nuovi latifondiari, arrivano per invadere e deforestare con il favore delle tenebre servendosi di trattori e catene durante il sonno ingenuo delle comunità. Risvegli agghiaccianti.

Sono questi i presunti modernizzatori, che portano la crescita economica, che vengono a civilizzare e a insegnare cos’è lo sviluppo. Minacce, violenze, bugie e devastazione ambientale. Hanno fatto polvere, hanno portato amarezza e disperazione tra le comunità distruggendo l’ambiente in cui vivono e chiamano ciò modernizzazione.

 

 

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~ by amandalorienbrasil on 21/11/2008.

4 Responses to “Hanno fatto polvere, la chiamano modernizzazione”

  1. dal mio paesino felice in Italia guardo distrattamente i problemi del mondo.. poi improvvisamente leggo qualcosa che mi emoziona e mi fa pensare..
    Amanda non smettere mai di accendere la memoria a non distratti

  2. Sezione Denunzia. Hai visto/presenziato a questa maledetta situazione ? Modernizzazione mai, mi sembra il Wild West nord americano senza legge, la cui vita no aveva valore. Bravo !

  3. E’ la descrizione nuda e cruda di quello che sta succedendo in tutto il mondo; lo Stato è il sistema di regole che garantisce la sopravvivenza della società in tutte le sue componenti. Se non ci sono le regole che la conservano, la società è disgregata, frammentata e ciò permette a chi ha la ricchezza di rafforzare la propria posizione di priviliegio. La “modernizzazione” è un crimine pianificato ai danni del territorio e di chi ci vive, in particolare quando spezza equilibri secolari tra l’uomo e la terra.
    Le tue testimonianze sono preziose e sono una lezione straordinaria per tutti noi.
    Grazie Amanda
    Oriano Spazzoli
    http://ilcielonellemani.com/

  4. Uno dei tuoi puoi bei articolo sino ad ora, sempre !

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