Il cavaliere inesistente

•20/05/2013 • 3 Comments

Incontro con Italo Calvino

Io che racconto questa storia sono suor Teodora, religiosa dell’ordine di San Colombano. Scrivo in convento, desumendo da vecchie carte, da chiacchere sentite in parlatorio e da qualche rara testimonianza di gente che c’era. Noi monache, occasioni per conversare coi soldati se ne ha poche: quel che non so cerco di immaginarmelo, dunque; se no come farei? E non tutto della storia mi è chiaro. Dovete compatire: si è ragazze di campagna, ancorché nobili, vissute sempre ritirate, in sperduti castelli e poi in conventi; fuor che religiose, tridui, novene, lavori dei campi, trebbiature, vendemmie, fustigazioni di servi, incesti, impicaggioni, invasioni d’eserciti, saccheggi, stupri, pestilenze, non non si è visto niente. Cosa può sapere del mondo uma povera suora? Dunque, proseguo faticosamente questa storia che ho intrapreso a narrare per mia penitenza.

Ora sa dio come farò a raccontarvi la battaglia, io che dalle guerre, Dio ne scampi, sono stata sempre lontana, e tranne quei quattro o cinque scontri campali che si sono svolti nella piana sotto il nostro castello e che bambine seguivamo di tra i merli, in mezzo ai calderoni di pece bollente (quanti morti insepolti restavano a marcire poi nei prati e li si ritrovava giocando, l’estate dopo, sotto uma nuvola di calabroni!), di battaglie, dicevo, io non so niente.

***

Questa storia che ho intrapreso a scrivere è ancora più difficile di quanto io non pensassi. Ecco che mi tocca rappresentare la più gran follia dei mortali, la passione amorosa, della quale il voto, il chiostro e il naturale pudore m’hanno fin qui scampata. Non dico che non ne abbia mai udito parlare: anzi, in monastero, per tenerci in guardia dalle tentazioni, alle volte, ci si mette a discorrerne, cosi come possiamo farlo noi con l’idea vaga che ne abbiamo, e questo avviene sopratutto ogni volta che una di noi poverina per inesperienza resta incinta, oppure, rapita da qualche potente senza timore di Dio, torna e ci racconta tutto quello che le han fatto. Dunque anche dell’amor come della guerra dirò alla buona quel che riesco a immaginarne: l’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito dalla vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio nulla.

Italo Calvino
Il Cavaliere inexistente (1959)

Profeti da strada

•27/10/2012 • 5 Comments

A São Paulo gli esaltati e i predicatori apocalittici non mancano, sopratutto grazie alla diffusione contaggiante dei culti evangelici. I ministri di Dio, come si definiscono, contano sul diffuso misticismo brasiliano, allegro e incosciente. Ci sono anche pulpiti informali come quello in pieno centro, nello spiazzo della Cattedrale da Sé, il Duomo della cittá. Pastori ribelli, con bibbia alla mano, urlano al cerchio di spettatori le colpe dell’ umanitá corrota.Trovi eremiti homeless, rastafari che spingono carrelli della spesa, eretici nei sottopassaggi avvolti in coperte di cartoni.                                                                                                                                                                                Ne conosco uno che vive nelle strade, ma il suo messaggio vuole passarlo a chiare lettere. Il suo territorio é una piazzetta all’ incrocio di una strada movimentata, in un quartiere bene della cittá. La prima volta che l’ ho visto era comodamente sdraiato sull’ erba, occhiali da sole con vistosa montatura di plastica rossa, e teneva sollevata la sua opera. Una lavagna bianca ricoperta di parole che cerchi di leggere mentre aspetti il verde. Ci sono termini chiave scritti piú in grande che di solito riguardano il bene e il male, la giusitizia e il castigo, oltre a frasi troncate e sghiribizzi senza senso. Se hai fortuna puoi passare mentre l’ oracolo, pennarello alla mano, é intento a grafare un nuovo indovinello filosofico da interpretare.

Amabilidade duradora, por Pablo Neruda

•25/05/2012 • 2 Comments

Don Asterio é um velho relojoeiro, já bastante idoso e o melhor cronometrista de Valparíso. Repara todos os cronômetros da Armada. Sua mulher, uma velha companheira de cinquenta anos de casamento, estava morendo. Achei que devia escrever alguma coisa sobre ele, algo que o consolasse um pouco em tão grande aflição, que ele pudesse ler para sua esposa agonizante. Assim pensei, não sei se tinha razão, mas escrevi o poema, pondo nele minha admirição e minha emoção perlo artesão e seu artesanato, por aquela vida tão pura entre todos os tique-taques dos velhos relójos. O diretor do jornal La Unión é um sacerdote e naõ quis publicá-lo; o poema não seria publicado. Neruda, seu autor, é um comunista excomungado. Não quis. Morreu a senhora, a velha companheira de Don Asterio. E o sacerdote não publicou o poema.

Quero viver num mundo sem excomungados. Quero viver num mundo em que os seres sejam somente humanos, sem outros títulos a naõ ser estes, sem serem golpeados na cabeça com uma régua, com uma palavra ou um rótulo. Quero que se possa entrar em todas as igrejas e em todas as gráficas. Quero que a grande maioria, a única maioria, todos, possam falar, ler, escutar, florescer. Nunca entendi a luta senão para que ela termine. Nunca entendi o rigor senão para que o rigor não exista. Tomei um camino porque acredito que esse caminho nos leva, a todos, a essa amabilidade douradora.

P. N.

Confesso que vivi.

Pesce urbano

•01/04/2012 • 1 Comment

Pasolini su Casarsa

•01/04/2012 • 1 Comment

Pasolini descrive cosí Casarsa, città natale della madre, dove passè le estati dell’ infanzia e della giovinezza.

“Un vecchio borgo … grigio e immerso nella più sorda penombra di pioggia,

popolato a stento da antiquate figure di contadini e intronato dal suono senza tempo della campana”.

 

Haiku – Fine estate

•01/04/2012 • Leave a Comment

In questo mondo
anche la vita della farfalla
è frenetica

di Kobayashi Issa

 

Pablo Neruda

•08/02/2012 • Leave a Comment

 Sei como caçar os moscardos sem fazer-lhes dano, com um lenço. Mantenho-os presos por um momento e os aproxímo dos meus ouvidos. Que zumbido magnífico! Que solidão a de um pequeno menino poeta, vestido de negro, na fronteira espaçosa e terrível.

Não havia lua mas as estrelas pareciam recém molhadas pela chuva e, sobre o sono cego de todos os outros, somente para mim cintilavam no regaço do céu.

Em mim a lembrança continua vívida como no fundo transparente do lago dos sonhos.

                                                                                                                      Confesso que vivi